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USCIRE DALLA QUARANTENA: LA LEZIONE DELLE PRECEDENTI EPIDEMIE

 

Uscire della quarantena non è semplice:  guardiamo al futuro provando a far tesoro di quanto imparato nelle epidemie precedenti. In questo periodo ci si sforza di pensare a come e se ci sarà un ritorno alla normalità, se le nostre vite riprenderanno da dove le avevamo lasciate, o se le conseguenze si prolungheranno a tempo indefinito, anche dopo la fase due. 

Un gruppo di ricerca del King’s College di Londra ha pubblicato a fine febbraio una review intitolata “The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence” (scarica qui l’articolo in PDF). 
lo studio analizza un’ampia rassegna di studi relativi alle misure di contenimento prese negli ultimi decenni per contrastare le epidemie (SARS, Ebola, MERS ecc) e al conseguente sviluppo di sintomi psicopatologici in quarantena. In parole povere: hanno raccolto tutti i dati sullo sviluppo di patologie mentali dopo che le persone erano costrette a subire un periodo di isolamento.

I sintomi dell’isolamento

I sintomi psicopatologici della quarantena osservati fanno riferimento alla sfera dell’ansia (fino a sviluppare attacchi di panico), della depressione e del disturbo post traumatico da stress (che causa disturbi del sonno, pensieri e immagini intrusive e un continuo stato di allerta).
In alcuni casi i sintomi si sono manifestati anche dopo la fine della quarantena e si sono prolungati ben oltre essa. La durata e la gravità dei sintomi sembra dipendere da molti fattori, come:

  • La durata della quarantena
  • La paura di venire contagiati
  • La noia e la frustrazione per aver dovuto rinunciare alla libertà personale
  • La difficoltà a reperire i beni di prima necessità
  • L’inadeguatezza delle informazioni

Lo studio è sicuramente interessante e nelle conclusioni suggerisce alcuni accorgimenti che possono ridurre il rischio di sviluppare i sintomi. Tuttavia studi come questo, che esamina la reazione di una popolazione a un evento epocale, non sempre ci permettono di comprendere l’esperienza che la singola persona fa dell’evento.

Come si lavora su questi temi con i pazienti?

Nel lavoro clinico Il paziente porta la sua storia e la sua problematica, che può essere una difficoltà nel relazionarsi con i famigliari o con il partner, oppure la costante preoccupazione di contrarre la malattia, o ancora la fatica di riprendere in mano la propria esistenza dopo la riapertura

È importante cercare di comprendere come quella persona abbia vissuto la quarantena e l’emergenza sanitaria: era a casa solo? In famiglia? Ci sono stati casi di malattia tra i suoi parenti e amici? Ha dovuto chiudere un’attività lavorativa? È stato costretto a lavorare comunque, mettendo a rischio i suoi cari? Queste e molte altre domande ci consentono di cogliere il vissuto del singolo e quindi di dare senso alle sue difficoltà o ai sintomi che ha sviluppato.

Il terapeuta, a partire dal racconto dell’esperienza del paziente, cerca di capire quali sono le emozioni colorano il suo mondo. Queste sfumature emotive contribuiscono a definire il mondo che si apre dinnanzi alla persona e contemporaneamente scaturiscono dall’incontro della persona con il mondo stesso. Di fronte all’isolamento sociale imposto dalla quarantena alcuni presentano dei sintomi ansiosi, altri depressivi, altri ancora non hanno sintomi. Capire quale sfumatura emotiva accompagna l’incontro con il mondo consentirà di comprendere la sintomatologia e aiutare il paziente a affrontare la problematica.

 

bibliografia: