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Perché si stava bene in quarantena

 

e perché non c’è niente di strano!

 

 

Di fronte alla stessa situazione spesso le persone hanno reazioni molto diverse, a volte opposte; ecco perché alcuni in quarantena si sentivano a loro agio. In questi giorni molti hanno parlato di questo fenomeno come di “sindrome della capanna“. Non si tratta semplicemente di punti di vista, o di mettersi nei panni degli altri: l’impatto che le situazioni hanno su di noi viene vissuto a livello pre-riflessivo, prima ancora che noi abbiamo il tempo di ragionarci. Potremmo dire che nasce tutto dalla diversa impressione che gli eventi suscitano in noi.
Avevo già accennato nell’articolo “uscire dalla quarantena” al motivo per cui la stessa situazione può causare lo sviluppo di sintomi diversi nelle persone, come disturbi d’ansia e attacchi di panico, piuttosto che sintomi depressivi o da stress post traumatico.
In questo articolo proverò illustrare queste differenze usando come cornice la teoria fenomenologica che fa da sfondo al mio approccio terapeutico con i pazienti (per un approfondimento vedi il mio approccio teorico)

 

1. Qual è il significato del contesto “quarantena”

Partiamo col dire che ogni volta che parliamo di essere umano, intendiamo una persona inserita in un contesto. Per comprendere come mai una persona chiede di iniziare un percorso devo sempre cercare di scoprire in quali situazioni si manifestano le sue difficoltà.
Quando un contesto è accogliente lo viviamo con familiarità. Proprio la familiarità ci permette di sentirci compresi e di riconoscere quello spazio come abitabile, caratterizzato da emozioni positive. In un contesto di questo tipo è possibile fare esperienza di sè e entrare in relazione con gli altri.
Al contrario, un contesto può essere vissuto come destabilizzante o addirittura ostile. In questo caso non ci si sente liberi di sperimentarsi e le emozioni che caratterizzano la situazione sono di fastidio e frustrazione, motivo per cui tenteremo di allontanarci da quel contesto.

La condizione di isolamento può risultare familiare, accettabile o addirittura auspicabile a chi in questo periodo dice di aver riscoperto un ritmo umano e ha quindi ripreso ad avere cura di sè. Diversamente la quarantena può essere vissuta come una limitazione per chi si trovava perfettamente a suo agio nelle abitudini precedenti, per cui si sente privato di un contesto familiare. Addirittura può essere un contesto ostile per chi aveva progetti lavorativi importanti che vengono interrotti.

 

2.  Le emozioni ci “inclinano” verso reazioni diverse

Secondo l’approccio fenomenologico l’emozione si presenta nell’incontro con il mondo e contemporaneamente in questo incontro fiorisce. Le emozioni possono far si che l’uomo si ponga in una posizione di apertura o di chiusura rispetto al mondo. Nella prima condizione molte possibilità interpellano la persona e la spingono a allargare il suo raggio d’azione. Nel secondo caso l’individuo ha l’impressione di muoversi in uno spazio angusto e in un presente senza futuro.

Le emozioni vissute in questi mesi possono inclinare la persona verso un atteggiamento di chiusura nei confronti degli altri e del mondo facendogli sviluppare sviluppare sintomi depressivi,oppure a prestare particolare attenzione ai propri segnali fisiologici, aumentando la paura della malattia. Una certa inclinazione può invece portare l’individuo ad aprirsi nonostante le limitazioni, sospendendo lo stress e riuscendo a sperimentare tranquillità.

 

3. L’isolamento non è mai assoluto: la relazione con l’altro

Come ho accennato nell’articolo “Essere single in quarantena”, la relazione è una dimensione fondante dell’essere umano. Grazie alla reciprocità  io conosco me stesso attraverso l’incontro con un altro. Fin da bambini conosciamo il mondo in questa modalità: nella dimensione della Cura la mamma al figlio di imparare a cogliere le sue emozioni facendosene portatrice di senso. Ciò avviene in continuazione anche nelle relazioni adulte e nella terza età.

Una coppia in crisi costretta alla convivenza durante la quarantena può peggiorare la relazione, ad esempio perché uno dei due partner non si riconosce nei rimandi che il partner gli fa su di sè. Al contrario, una coppia può ritrovarsi grazie a un contesto più umano e a ritmi più lenti, riscoprendo il piacere della reciprocità e risanando il loro rapporto.

 

4: Progetti interrotti e progetti nascenti

La temporalità rappresenta l’essenza dell’essere umano, in particolare la dimensione della progettualità. Proprio nel progetto l’uomo si riconosce sé stesso nonostante lo scorrere del tempo. nello stesso modo l’individuo continua a progettarsi nel futuro alla luce di chi è stato stati nel passato.

La quarantena può essere giuntamentre la persona stava realizzando un progetto di vita, interrompendo sogni e speranze, e privandola di possibilità. Oppure, per chi faticava a destreggiarsi tra le mille possibilità della società moderna, questa riduzione potrebbe rappresentare l’occasione per essere più efficace, magari lavorando da casa, oppure sfruttando un graduale rientro al lavoro


Al termine di questa analisi è facile iniziare a comprendere come mai la quarantena abbia assunto significati tanto diversi per gli individui: ogni essere umano è caratterizzato da un suo modo di stare nel mondo. La sfumatura emotiva regola quell’apertura di senso particolare, che co-determina reciprocità e capacità di progettarsi nel futuro.

I motivi per cui un evento o una situazione vengono vissuti in maniera totalmente diversa da ciascuno è da ricercare in una serie di significati che l’evento stesso porta con se, rendendo delle possibilità viabili oppure inafferrabili per la persona. Riflettere sul significato che questa situazione ha assunto per ciascuno di noi significa allora riflettere su degli importanti aspetti di sé.

Per qualsiasi dubbio, domanda, approfondimento non esitare a contattarmi via mail: contatti@martinaacerbi.it

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