Seleziona una pagina

 

Kronos e Kairos: come viviamo il tempo

 

Che differenza c’è tra Kronos e Kairos, come viviamo il tempo? L’emergenza sanitaria ha aperto a molte riflessioni, sicuramente una su tutte è il modo in cui viviamo il tempo. Kronos e Kairos sono due dimensioni del tempo, due modi di guardarlo e di averci a che fare.

Durante la quarantena il tempo sembrava più denso, quasi viscoso, come se fosse composto di una sostanza che appiccicosa, tanto che a volte veniva da scuotersi per scrollarselo di dosso..

Anche parlando con i pazienti durante le sedute online o confrontandomi con i colleghi è emerso un nuovo modo di abitare il tempo, come se passato remoto e futuro si fossero ridotti a dei tempi estremamente vicini al presente.

La corrente filosofica dell’esistenzialismo ha studiato il rapporto tra l’uomo e la temporalità. Martin Heidegger ha intitolato la sua opera principale “Essere e tempo”, sostenendo che l’essenza della vita umana sia la temporalità, e in particolare la nostra propensione per il futuro.

Ma già gli antichi greci distinguevano due tipi diversi di tempo: Chrònos e Kaìros.

Krònos è il tempo che scorre: i giorni, le ore e i minuti. È il tempo della fisica, quello che ci permette di arrivare puntuali, di organizzare l’agenda. È il nostro tentativo di addomesticare il tempo e di usarlo a nostro piacimento.

Kairos invece è l’impressione che il tempo ci fa: i dieci minuti dell’interrogazione che sembrano una vita, il pomeriggio con il fidanzato che vola via in un secondo. Inoltre Kairos è considerato il momento propizio, favorevole, l’attimo esatto in cui qualcosa di buono può avvenire

Spiegata la differenza tra Kronos e Kairos, ci si domanda come noi viviamo il tempo. Per alcuni aspetti spesso siamo in balìa di Kronos: corriamo da un appuntamento a un impegno, incalzati dalle notifiche dell’agenda sincronizzata sul cellulare. Siamo sempre in ritardo per un lavoro, per accompagnare i bambini a calcio, perfino per una cena tra amici.

Nel tempo sospeso della quarantena ci siamo sentiti meno scanditi e incalzati, a volte forse annoiati. La verità è che siamo forse abituati a  vivere bruciando il tempo a cui siamo fin da bambini. Ma non è l’unico modo di vivere il nostro tempo.

Gli studi scientifici hanno dimostrato che la percezione del tempo dipende anche dalle emozioni provate. Al contrario però, anche la percezione di come è stato vissuto il tempo influenza il nostro benessere.

Avere la sensazione di aver utilizzato il tempo, di averlo reso pieno e costruttivo è sicuramente importante: quando si ripensa a periodi ricchi di eventi della nostra esistenza, si ha l’impressione che siano durati molto tempo, mentre quando ci si sofferma a ricordare momenti in cui non ci sono stati cambiamenti, si tende a compattarli tutti insieme, avendo l’impressione che in quel periodo il tempo sia volato in un istante.

Esiste una profonda differenza tra considerare il tempo come qualcosa da riempire o viverlo come il luogo della propria realizzazione. è tempo sprecato quello investito per il proprio benessere o per aiutare il prossimo?

Il rischio della fase 3? Tornare al nostro tempo solo come Kronos, diventando abilissimi a gestirlo, senza ricordarci che la nostra identità dipende dal modo in cui sapremo impiegarlo questo tempo. Che è anche tempo umano, carico di emozioni, alle quali a volte è giusto abbandonarsi senza la fretta di doversi lanciare subito nella prossima attività.

 

Bibliografia
  • Yu, J., Cheng, H., & Peng, P. (2016). Using a pictorial timeline to assess agerelated changes in time estimation of daily events. Acta psychologica, 164, 19-26.
  • Righetti, F. (2013). Il racconto di sé tra temporalità ed etica. Paul Ricoeur e la teoria della narrazione. Lo Sguardo, 11(1), 213-228
  • Noè, V. I vissuti della depressione. www.valerianoèpsicologa.com