Seleziona una pagina

Qual’è l’ingrediente per mantenere salute e felicità per tutta la vita?

Alcuni ricercatori dell’Università di Harvard si sono chiesti quali ingredienti servono per una vita felice e in salute, dando vita a uno degli studi più longevi del mondo della psicologia. Da 75 anni studiano un gruppo di uomini, le loro vite, le loro famiglie, le loro cartelle cliniche e i loro lavori cercando questa risposta.

Il campione iniziale contava 724 uomini provenienti per metà dall’università di Harvar, per metà dalle periferie più socialmente svantaggiate di Boston. Ad oggi alcuni sono morti, altri hanno abbandonato lo studio nel corso del tempo. Oggi ne restano 60 ed hanno tutti circa 97 anni. 

Questi uomini avuto i percorsi di vita più diversi. Alcuni sono diventati avvocati, medici, operai, alcuni alcolisti e uno Presidente degli Stati Uniti. Alcuni sono partiti dal fondo e hanno risalito la china fino al successo sociale. Altri hanno preso la strada opposta.

Questo studio gigantesco ha previsto l’analisi di decine di migliaia di dati e l’impegno di diverse generazioni di studiosi. Cosa è emerso da quasi 80 anni di studio?

Il dato più chiaro è che è la qualità delle relazioni che abbiamo a mantenerci in salute e felici. Non i soldi, non la fama, non il ruolo lavorativo, ma la qualità delle nostre relazioni.

Tre grandi lezioni su salute, felicità e relazioni.

Ma in che modo le buone relazioni ci permettono di vivere una vita sana e in salute? Dallo studio emergono 3 suggestioni che suggeriscono in che modo le relazioni positive si riflettono sul nostro benessere.

La prima grande lezione è che le connessioni sociali giovano alla salute, mentre la solitudine uccide. Le persone che mantengono relazioni sociali migliori, che hanno buoni rapporti con la famiglia, gli amici e la comunità vivono una vita più felice e si ammalano di meno. Chi invece vive più solo di quanto desidererebbe hanno maggiori acciacchi legati all’età e sono più soggetti a decadimento cognitivo precoce.

La seconda lezione riguarda la qualità delle relazioni: per stare bene non sono necessarie decine di persone amiche, ma è importante godere di stabilità e fiducia nelle persone strettamente collegate a noi. Ci si può sentire soli anche in mezzo a una folla di conoscenti, e questo sembra essere un fattore predatore di insoddisfazione e infelicità. Non conta il numero, ma la qualità.

La terza lezione sulla salute è che le buone relazioni proteggono anche il cervello, incidendo positivamente sulle funzioni cognitive come la memoria, ma anche sulla percezione del dolore. Le persone più felici della loro vita di coppia hanno detto che nei giorni di maggiore dolore fisico il loro umore si è mantenuto positivo. Invece, alle persone con relazioni infelici, nei giorni più difficili il dolore è sembrato più forte, ingigantito dal dolore emotivo. 

I risultati ottenuti dallo studio sono forse ancora più clamorosi se declinati al presente. Anche nell’isolamento a cui siamo forzati per mantenerci in salute non dobbiamo dimenticare che, a lungo termine, sono le connessioni con gli altri a permetterci di vivere un’esistenza sana e soddisfacente.

Per approfondire ulteriormente ti invito alla visione del discorso tenuto da uno dei ricercatori, Robert Waldinger, ospite a TedTalk

bibliografia: 

Martin-Joy, John S. MD*†; Malone, Johanna C. PhD*‡; Cui, Xing-Jia MD§; Johansen, Pål-Ørjan Cand Psychol∥; Hill, Kevin P. MD, MHS*¶; Rahman, M. Omar MD#; Waldinger, Robert J. MD*‡; Vaillant, George E. MD* ** Development of Adaptive Coping From Mid to Late Life, The Journal of Nervous and Mental Disease: September 2017 – Volume 205 – Issue 9 – p 685-691
doi: 10.1097/NMD.0000000000000711